Signori si cambia!

Il Comitato dei Genitori cambia faccia.comitatogenitori
Nell’Assemblea Generale dei Genitori di Lunedì 16 Dicembre 2014 è stato approvato all’unanimità il nuovo Statuto che sancisce la nuova forma del Comitato, che sarà formato da tutti i rappresentanti dei genitori eletti nei consigli di classe/sezione.
Il Comitato quindi sarà automaticamente formato ogni anno nel momento delle elezioni dei rappresentanti di classe.
Successivamente nell’assemblea dei rappresentanti di classe del 19 gennaio 2015 è stato eletto come nuovo presidente Filippo Foti, rappresentante della classe primaria 5C del plesso di Villa Sciarra e Alessandra Mercuri, rappresentante della materna sezione G di Vanvitelli, come segretario.

Buon lavoro al nuovo presidente, al nuovo segretario e a tutti i rappresentanti di classe!

Giornata internazionale dei diritti per l’infanzia

Cari Genitori,
mi ha fatto molto piacere oggi aprendo la posta elettronica leggere la vostra mail che ricorda la Giornata internazionale dei diritti per l’infanzia.

Ieri prima di andare a scuola sono passata in edicola e ho sfogliato alcuni quotidiani per trovare qualche notizia in merito all’argomento. Nulla, purtroppo! Non sarebbe stato così fuori luogo trovare una notizia visto quanto sta succedendo in questi giorni In Palestina, dove più di 28 bambini sono stati massacrati dai razzi israeliani.

Mi sarebbe piaciuto partire da un quotidiano per informarli sul significato della giornata. Comunque ho messo da parte quanto avevo previsto di fare con i miei alunni e ho scritto alla lavagna:

20 novembre. Giornata internazionale dei diritti per l’infanzia.

Ho chiesto ai bambini il significato di quelle parole e tra un’idea e un’altra siamo arrivati all’informazione. Abbiamo visto il cartone animato Sulle ali dei gabbiani, ispirato ad un libro di B. Pitzorno e curato dall’Unicef, che mette in evidenza con linguaggi appropriati alcuni temi relativi ai diritti dell’infanzia.

Perché è importante che i bambini conoscano i loro diritti? Ci sono molte risposte a questa domanda tuttavia penso che la consapevolezza dei propri diritti rafforzi l’identità e la consapevolezza di se stessi, ciò li aiuta a crescere meglio, più responsabili e più felici.

Perché tanta disattenzione nella nostra società sui diritti dell’infanzia? Anche questa è una domanda con molte risposte, ma le seguenti parole tratte dal sito Hamelin, (Associazione culturale che si occupa di letteratura per l’infanzia), mi sembrano appropriate:

Ha qualcosa di gattopardesco l’atteggiamento che come società abbiamo verso l’infanzia, una sorta di mettere i bambini dappertutto per non metterne nessuno da nessuna parte, con i riflettori puntati su un enorme bambino di cartapesta.
Il kid marketing è uno dei pochissimi settori di mercato che non conosce crisi, un affare colossale in costante ascesa, i ragazzini sono i testimonial ideali per qualsiasi prodotto, imperversano sulle pagine pubblicitarie dei magazine femminili e sono la chiave più diretta per il successo in tanti campi…

Attenzione, quindi, di bambini si parla, ma come oggetti di consumo e non come soggetti portatori di diritti! Anche questo è un modo per non rispettare i diritti dell’infanzia che noi adulti dovremmo tutelare, garantendo ai bambini e alle bambine una crescita serena ed equilibrata in una società che destina risorse e spazi idonei per loro, scuole pubbliche attrezzate che garantiscano realmente uguaglianza di opportunità formative.

Un’iperbole scolastica

Ogni riferimento a fatti e/o a persone è da ritenersi puramente verosimile!

Ho appena accompagnato i miei figli a scuola, con calma almeno apparente. Ora mi affretto assonnato alla guida della mia auto gelida e viaggio alquanto spedito. Ma dura poco perché mi ritrovo a breve immobile nel traffico che mi congiunge al posto in cui lavoro. Il tepore del condizionatore dell’auto mi sospinge nello stato soporifero… …rimango assorto nei miei pensieri.

Ricordo il mio primo giorno di scuola delle elementari a Villa Sciarra: avevo il grembiule blu, il fiocco bianco ed una cartella rigida rossa. Così come l’ho detta sembrerebbe un secolo fa… …faccio il conto, no! Era il 1982. Per entrare a scuola si passava per il cancello di Via Fontana Vecchia, quello che affaccia sul tratto di strada che si restringe poi curva e discende come una montagna russa verso Villa Muti. Le auto che transitavano venivano fermate dall’autorevole mano del vigile urbano che favoriva l’attraversamento e l’accesso di noi tutti.

Nel frattempo invece, nel traffico di oggi, un’auto mi passa avanti occupando il misero spazio che divide la mia con quella che mi precede, cosicché l’ometto nell’auto dietro suona fragorosamente il suo clacson a monito della mia scarsa attenzione.

Per tutte le elementari sono andato a scuola la mattina e la mia maestra devo ammettere mi ha insegnato molto anche se non mi va ancora giù che avesse una preferenza incondizionata per le bambine. Comunque per diversi anni un paio di volte la settimana rimanevo a scuola anche il pomeriggio per partecipare alle attività integrative, gratuite! Il pranzo lo portavamo da casa nelle gavette e nei thermos.

Nel 1982, una maestra quasi certamente proveniente da un altro pianeta, organizzò un corso pomeridiano di fotografia. Allestì nello stanzino adiacente a quella che oggi è l’aula informatica una vera e propria camera oscura per poter sviluppare le pellicole e stampare le foto (rigorosamente in bianco e nero all’epoca) che avevamo scattato nel parco. Una volta uno di noi bambini, durante la fase di sviluppo, per cercare le pinze che aveva chiesto la maestra accese candidamente la luce vanificando così tutto il lavoro fatto fino in quel momento! Fu grandioso!

Rido, spingo nuovamente la frizione e reinserisco, con gesto ormai alienato, la prima marcia. Mi guardo intorno e fra gli automobilisti nessuno mi nota mentre un aereo che vola basso taglia i loro sguardi fissi e assorti.

Il Direttore della scuola era una presenza mitica e benevola che aleggiava in maniera onnipresente su di noi. Qualche bambino raccontava di averlo visto, alcuni di aver addirittura presenziato a scene in cui aveva fatto scomparire magicamente nel proprio orecchio monete e sigarette. E pochissimi ancora, i più temerari, tendevano a sottolineare che l’orecchio usato fosse il destro poiché il sinistro non ce l’aveva più…forse era scomparso nell’altro.

Nel cortile ricoperto di ghiaia non c’erano ancora alberi ma cespugli sparsi d’erba fra i quali sotto il sole andavamo a caccia di grilli durante l’uscita per la ricreazione. Gli alberi che nel cortile di Villa Sciarra tuttora resistono, furono piantati proprio durante gli anni delle mie elementari in occasione di una manifestazione dal titolo “Ci vuole un fiore” organizzata dalla scuola ed a cui presenziò anche il Sindaco al quale notai che sfortunamente era sparita una mano…e di cui speravo ardentemente si potessero ritrovare delle tracce nell’orecchio del Direttore.

Adesso, un’ autoambulanza sfreccia e le auto si fermano.
Riprendono ad andare.
Si fermano.
Riprendono ad andare.

Salita la prima rampa di scale dell’edificio di Villa Sciarra, sul pianerottolo subito a destra c’era un tavolo sotto la finestra dietro al quale il bidello usava sedere ogni giorno. A noi appariva un uomo burbero ma forse soltanto a causa di quel suo vocione grosso che faceva tuonare nel corridoio. Infatti accadeva spesso invece che partecipasse amabilmente ad alcune delle nostre attività cimentandosi in maniera egregia nella lavorazione del legno e nel traforo. In occasione di un Natale realizzò un telaio di legno per mezzo del quale tutti noi bambini potemmo costruire il nostro alberello natalizio da portare a casa.

Un giorno di primavera inoltrata, trovando dei pezzi di gesso in terra, io e altri pochi compagni fummo illuminati dalla magnifica idea di cimentarci in alcuni “murales artistici” sulle rosse pareti esterne dell’edificio. Sì, quelle stesse pareti su cui oggi è evidente la stratificazione di successive ritinteggiature… testimonianze vive che, nel corso dell’evoluzione generazionale, quelle mura abbiano continuato ad ispirare forme d’arte “alternative”. Le insegnanti ci sorpresero sul fatto e, dopo i rimproveri di rito, intimarono che lo avrebbero detto ai nostri genitori ma non solo: saremmo stati condotti immediatamente niente-popò-di-meno-che dal Direttore in persona.

Davanti la direzione, noi quattro monelli appoggiati in piedi alle pareti, aspettavamo con inevitabile terrore. Quando la porta si aprì comparve la maestra vicaria del Direttore la quale ci disse che il Direttore era assente in quel momento e fu quindi lei stessa a decidere che avremmo dovuto ripulire i muri imbrattatti. Scendemmo allora insieme alla bidella nel cortile deserto e pieno del sole del primo pomeriggio. Gli altri bambini erano tutti rientrati nelle classi ormai, noi invece, in piedi accanto alla bidella che con un tubo spruzzava dell’acqua sui muri, cercavamo goffamente con degli stracci di eliminare le colpevoli tracce del nostro gesto. Il sole, vigile e quieto sulle nostre schiene di bambini, ancora per una volta testimoniava a tutto il mondo circostante quel cortile come la Scuola fosse visceralmente nostra.

Eccomi ora arrivato, finalmente. Scendo dall’auto, infilo il mio zaino e mi incammino sotto questo cielo terso. Fa ancora freddo e per un attimo la mia mente è attraversata dal dubbio di non aver scelto per i miei figli gli indumenti adatti al rigore di questa incerta giornata di primavera. Ma è solo il pensiero di un attimo, per fortuna so che continua ancora a battere forte il sole sulla loro Scuola.

I Have a Dream…

I Have a Dream… sì, ho un sogno e sono sicura di non essere la sola.

Sono una mamma di due ragazze (11 e 7 anni), divido la mia giornata tra famiglia e lavoro; un lavoro che mi piace, la famiglia e le mie figlie che sono il motore della mia vita.

Lo sono non per consuetudine ma perché con e attraverso loro ho potuto e dovuto vivere ogni giorno con interessamento, passione, intensità, ascolto, fatica…..

La mia esperienza è comune a quella di milioni di donne e sarebbe davvero banale parlarne se non per il fatto che proprio perché così comune a tante, può essere condivisa e condivisibile.

In questa mia esperienza la Scuola delle mie figlie, intesa non solo come istituzione, ha rappresentato e rappresenta uno straordinario luogo di incontro e di confronto, di amicizie, discussioni, frustrazioni e progetti ma soprattutto uno stimolo sorprendente alla mia crescita personale, a quella della famiglia tutta e naturalmente a quella delle mie figlie.

I progetti scolastici, i compiti, le iniziative, le quotidiane difficoltà, le letture consigliate hanno stimolato in me nuove curiosità, chiarito concetti, risvegliato vecchie nozioni, soprattutto sono state e sono il pretesto per misurarmi con le mie figlie in riflessioni e piccoli dibattiti, per raccontare loro del mio passato e quello della loro famiglia di appartenenza, per condividere sentimenti, intimità e punti di vista, per uno sguardo più attento al presente cercando di dare forma al loro futuro.

Per questo sono profondamente convinta che la partecipazione ed il senso di appartenenza di noi genitori alla scuola sia una grande opportunità, un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire, una chiave per entrare nelle stanze dei nostri figli senza sentirci stranieri o indesiderati.

Ecco….questo è il mio sogno, quello di una scuola partecipata, partecipata da tanti con coinvolgimento e consapevolezza. Consapevolezza che ci sono un’infinità di problemi ma che non sono i luoghi comuni o l’indifferenza a restituirci il piacere e la fatica di veder crescere i nostri ragazzi.

E il vostro? Quale è il vostro sogno?

Una scuola migliore, crea dei cittadini migliori

Sono stato fuori una settimana, e, per scelta, non mi sono portato dietro apparati dai quali poter scaricare posta elettronica o vedere siti. Oggi , al mio rientro in ufficio, mi sono trovato a leggere tantissimi spunti apparsi sul sito scuolattivamente.org . Questa cosa mi riempie d’orgoglio e mi da una forza incredibile per andare avanti.

Traspare da ogni contributo, da ogni commento, la voglia di voler far crescere la scuola dei nostri figli. E lo stimolo è quello giusto: contribuendo. Certo la maggioranza dei contributi è stata inserita dai genitori, ma ho avuto modo di leggere anche un bellissimo articolo scritto da una insegnante. Lo spirito con il quale abbiamo creato questo sito è proprio questo, uno spazio dove chiunque: alunni, genitori, insegnanti, personale ATA, e perché no, anche la nostra Preside, potessero dire la loro; potessero dare un punto di vista; potessero raccontarci una esperienza, un problema.

Siamo solo all’inizio, e tante cose stanno per succedere. La scuola dei nostri figli, sta cercando di creare un: Comitato dei Genitori. Questo nuovo organismo sarà utilissimo a tutti, ma soprattutto sarà aperto a tutti. Un Comitato dei Genitori che funzioni, può essere un veicolo d’idee incredibile, ed il fattivo contributo di tutti è alla base della riuscita. Lo sforzo sia dal punto di vista concettuale che di tempo, è, ed è stato, enorme, e di questo ringrazio i genitori che se ne stanno occupando, ma tutto questo sforzo andrebbe vanificato se poi non ci sarà il coinvolgimento di tutti.

Io continuo a pensare che: una scuola migliore, crei dei cittadini migliori. Ritengo che se ne abbia proprio bisogno.

Tutti a scuola per la scuola

Mi chiamo Alessandro, compio tra qualche giorno 40, e sono il papà di un bambino di quasi nove anni.

A volte ci troviamo a fare delle esperienze che fino a poco tempo prima sembravano così lontane. Qualche mese fa, in occasione di una riunione della classe di mio figlio Filippo, un alunno che frequenta la terza elementare a Villa Sciarra, si discuteva di tante possibili idee da mettere in campo. Il comune denominatore era cercare di creare una scuola migliore.  Tutti condividevamo il fatto che per realizzare dei progetti, soprattutto se importanti, bisogna impegnarsi.

Troppo facile, si diceva, criticare l’operato degli altri senza dare un contributo. Ed in quella sede mi è stato chiesto di candidarmi quale rappresentante dei genitori al Consiglio di Circolo della Scuola. Ho accettato anche se ritenevo un’ impresa decisamente ardua essere eletto. Debbo essere sincero, ho detto questa cosa a pochissime persone, forse quattro o cinque in tutto. Sta di fatto che debbono essere state quelle giuste, in quanto sono stato eletto. La soddisfazione è stata ancora maggiore quando ho letto i numeri, sia di chi mi aveva votato, sia dell’affluenza ai seggi.

Nel primo Consiglio d’Istituto mi sembrava tutto così nuovo, mi sentivo un pò come il bimbetto al primo giorno di scuola. Ma sentivo forte la responsabilità, ed era fortissima la voglia di far bene. C’era da eleggere il Presidente del Consiglio di Circolo, atto propedeutico a tutta l’attività del Circolo stesso.

E dopo tre elezioni, sono stato eletto io Presidente. Io??? Continuavo a dirmi in testa, ed ora che cosa debbo fare???

Il primo istinto è stato certamente quello di non accettare l’incarico, ma poi mi sono detto: a mio figlio, insegno a prendersi le proprie responsabilità. Tirarsi indietro di fronte un incarico del genere sarebbe stato come tradire quei principi che provo a trasmettere a lui con enorme fatica. E allora mi sono messo a studiare un pò. Debbo dire che fare il Presidente del Consiglio di Circolo è un’attività alla quale si deve dedicare tempo ed energie. Ci sono sempre mille cose da fare, mille problemi d’affrontare e risolvere, e non vi nascondo che a volte vi dedico del tempo la sera tardissimo. Ma è molto appagante.

Ho avuto la possibilità di conoscere una realtà incredibile. Complessa e nel contempo affascinante. Il Consiglio di Circolo è un organismo composto dalla Dirigente Scolastica, le insegnanti, il personale ATA e i genitori. Ho avuto modo di conoscere meglio tutti i membri del Consiglio e debbo dire che, a mio modesto parere, si può fare un buon lavoro. La componente del corpo docente mi è da subito apparsa di enorme spessore. Persone di esperienza che hanno voglia di fare, ma che soprattutto stanno dimostrando di avere a cuore i nostri figli. La componente degli ATA è molto disponibile e questo è decisamente utile per il ruolo delicato che hanno in seno alla scuola.

Ma sono rimasto favorevolmente colpito dalla moltitudine d’individualità che compongono la rappresentanza dei genitori. Abbiamo persone con un’ esperienza di spessore fuori dalla scuola, che si stanno mettendo a disposizione della causa. Questo sito, Scuolattivamente, ne è l’esempio. In poco tempo abbiamo creato, un sistema di comunicazione: bello, razionale e facilmente accessibile, ma soprattutto aperto a tutti. Questa è la novità che vogliamo imprimere a questo Consiglio di Circolo.

Un Consiglio di Circolo che lavori come unica entità composta da varie entità. Secondo noi la strada per ottenere qualcosa di buono è la condivisione tra tutte le varie anime che compongono la scuola di: progetti ed idee. Abbiamo tante cose in mente, e vogliamo farle tutte, ma abbiamo bisogno di una mano. Abbiamo bisogno che tutti, nessuno escluso, sia coinvolto in questa cosa che stiamo cercando di costruire, anche solo scrivendo su questo sito per raccontarci una sua idea, o piuttosto un suo pensiero.

Tutti noi stiamo lavorando per cercare di creare una Scuola migliore, un 231 ° Circolo migliore, in cui i nostri figli possano crescere ed imparare, in cui le insegnanti possano esprimere appieno le proprie conoscenze, e contribuire a creare i migliori cittadini del futuro.